CLAUDIE
Settimana di Prova pt. 1
Era una giovane studentessa universitaria all'inizio della sua settimana di prova in teatro. Pensava di essere lì per dimostrare la sua passione, per mostrare al direttore il suo talento. Ma lui era un uomo dominante più anziano, e sin dal primo momento è stato chiaro come non fosse interessato alle sue capacità organizzative... Ma solo alla sua sottomissione. Questa è la storia della prima sera e del primo comando, la prima volta in cui Claudie ha imparato che il vero potere non è sul palcoscenico... ma è nelle mani di chi lo controlla.
Un Racconto Erotico Age Gap e una Storia di Sesso al Lavoro
Storia Erotica di Sottomissione


Così vuoi lavorare qui al teatro, le aveva detto il direttore guardandola serio dalla scrivania. Claudie lo aveva guardato timida e un po' imbarazzata, sentendosi un po' fuori posto. Era vero, lei non aveva nessuna esperienza. Era solo una studentessa universitaria con la passione per il teatro. Piccoletta di statura, con un bel corpo ricco di forme, sapeva essere anche determinata quando serviva. In qualche modo aveva raccolto il coraggio necessario per avvicinare il direttore dopo uno spettacolo e gli aveva chiesto se fosse possibile lavorare lì con loro, anche solo per un periodo di prova.
Claudie amava il teatro in modo viscerale. I suoi grandi occhi castani si illuminavano quando poteva assistere a uno spettacolo dalle prime file. La sua testa di corti capelli rossi si sporgeva in avanti, come rapita guardando gli attori, scoprendo la loro creatività, ammaliata dal loro talento. Per quello adesso era lì seduta davanti al direttore del teatro, un uomo di forse poco più di 50 anni che la guardava con aria seria e un po' di sufficienza da dietro alla sua scrivania.
E va bene, facciamo una cosa, le aveva detto il direttore guardandola fissa. Puoi provare per una settimana. Puoi aiutare le altre ragazze con le cose burocratiche, puoi gestire l'ufficio, dare una mano dove e quando serve. Inizi domani. Ecco perché Claudie quel giorno si sentiva felice e anche un po' inutile. Cominciava proprio da zero, non aveva idea di cosa la aspettasse. Per il suo primo giorno si era messa una camicetta nera e una gonna lunga e aderente, molto professionale. I suoi capelli rossi le incorniciavano la testa in una forma rotonda e il suo corpo formoso e le belle tette gonfie e abbondanti restavano nascoste dentro la camicetta grazie a un reggiseno stretto che le teneva a bada.
Mattina e pomeriggio del primo giorno erano passati senza particolari sussulti. Certo, era stata una giornata intensa, aveva dovuto imparare in fretta molte nuove cose. Il direttore era un tizio molto impegnato, con un tono di voce un po’ severo ma con i capelli argentati sempre ben pettinati e la camicia elegantissima perfettamente in ordine in ogni situazione. Era un uomo alto e con un’indole abbastanza diretta. Tutti lo rispettavano e facevano quel che diceva, e Claudie si sentiva vagamente intimidita di fronte a lui. Ma in realtà durante il giorno il direttore non aveva avuto tanto tempo di parlarle, visti i suoi tanti impegni che lo tenevano lontano. Quella prima sera Claudie era ancora in ufficio, in piedi di fronte alla scrivania, cercando di riordinare dei programmi e delle locandine di spettacoli che ancora non aveva finito di mettere a posto.
L’ufficio del teatro era una sola stanza, uno spazio abbastanza ampio in cui da una parte c'era anche la scrivania del direttore, dove avevano parlato la prima volta. Quell’angolo era quasi sempre vuoto, dicevano le sue colleghe, perché il direttore era spesso in giro. A fine giornata Claudie era rimasta da sola in ufficio a finire il lavoro. Le sarebbero bastati un’altra decina di minuti, pensava. Appena dopo che le sue due colleghe se ne erano andate, il direttore era rientrato nell’ufficio e Claudie lo aveva salutato brevemente, continuando poi a mettere a posto le locandine.
Per qualche minuto Claudie aveva lavorato alacremente, sentendo il direttore seduto alla scrivania dietro di lei, ansiosa di fargli una buona impressione. Dopo un po’, il direttore si era alzato e le si era avvicinato, affiancandola in piedi alla scrivania. La giornata del teatro si avviava alla fine e quella sera non era previsto alcuno spettacolo, quindi anche il direttore poteva concedersi il tempo per fare due chiacchiere informali con Claudie.
“Come ti stai trovando qui da noi?”, le aveva chiesto lui. “Molto bene” aveva risposto Claudie, ed era vero. Si sentiva davvero bene a essere finalmente parte di quel grande ingranaggio creativo che era il teatro. “Certo, dietro le quinte è un po' diverso da quando guardi da fuori”, le aveva detto il direttore affiancandosi a lei spalla a spalla. “Sì, è proprio così”, lo aveva quasi interrotto Claudie, “è molto più intenso farne parte dall'interno”. Come detto, a Claudie piaceva davvero tanto il teatro. “Sì lo so”, aveva detto il direttore prendendo un paio di locandine dalla scrivania, passando davanti a lei con il braccio da vicino. “Il processo creativo non si ferma mai, è un'energia che ti trasforma.” “Sì infatti, anch'io la sento così,” aveva detto subito Claudie, entusiasta. “Già, è proprio come un'energia che ti trascina…” aveva continuato il direttore, ed era stato proprio in quel momento che le aveva messo una mano sulla spalla più lontana, cingendola e passandole una locandina allo stesso tempo. Poi l'aveva leggermente spinta verso la scrivania dicendole “ecco, tieni, finisci questa.”
Claudie aveva avuto un attimo di smarrimento. Forse aveva mal interpretato la situazione… E invece la aveva interpretata benissimo. Non aveva ancora fatto in tempo a riprendere il lavoro alle locandine, che il direttore le aveva messo una mano piena sul culo, e aveva incominciato ad accarezzarla avanti e indietro in modo deciso, sempre stando in piedi accanto a lei. Claudie adesso guardava davanti a sé con un’espressione più seria, incerta sul da farsi, ma immersa in quella sensazione inaspettata. Il direttore a quel punto l'aveva presa per una spalla, sempre accarezzandole il culo, e le aveva detto “Brava, continua. Piega le locandine,” e Claudie aveva continuato a maneggiare i poster sulla scrivania, mentre lui le si piazzava dietro con entrambe le mani sulle spalle e la schiena, premendole adesso il pacco già rigido contro la curva del culo.
Claudie aveva sospirato. Ora le era ben chiaro cosa stava succedendo, ma del resto lei si sentiva completamente inebriata da quella nuova esperienza. Il teatro, queste persone così creative, tutto questo mondo... Come quasi sempre del resto poi, lei era single. Tutte queste cose le venivano velocemente in mente mentre il direttore muoveva le mani sulla sua camicetta da dietro, andandole attorno al contorno laterale delle tette, accarezzandole e impugnandole attraverso il tessuto della camicetta, mentre il suo cazzo duro nei pantaloni la spingeva sempre da dietro.
Claudie respirava profondamente con dei piccoli gemiti. Il direttore le aveva detto, “Visto che sei così motivata e ti piace fare gli straordinari, adesso ti posso dare un assaggio di come ci si sente a lavorare qui.” Mentre le diceva questo, con le mani aveva raggiunto la zip della sua gonna e gliela aveva tirata giù, allentandola e riuscendo a infilare una mano sotto, a contatto con i suoi slip neri. Claudie aveva appoggiato entrambe le mani sulla scrivania adesso, sopra le locandine. Istintivamente aveva girato la testa verso il direttore per guardarlo, ma lui le aveva semplicemente detto “Girati in avanti, guarda che non hai finito con le locandine, continua.”
Così Claudie un po' sorpresa, un po' divertita e un po' eccitata aveva ripreso a maneggiare i poster, mentre il direttore le abbassava completamente la gonna da dietro e le maneggiava in modo intenso le cosce nude e il culo adesso bello esposto, mentre lei si piegava di più in avanti sul tavolo. Il direttore si era chinato su di lei e le aveva sussurrato all'orecchio, “Adesso ti do una motivazione extra per andare avanti col lavoro.”


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Mentre Claudie stava ancora per reagire, si era sentita le mani del direttore che con tocco esperto le spostavano da un lato le mutandine già calde e un po' bagnate per questa situazione inattesa. Claudie si era irrigidita per un attimo al comando del direttore, ma lui di nuovo le aveva dato un altro ordine, “Continua, vai avanti con il lavoro,” le aveva detto. Contemporaneamente, in una sola mossa, le aveva infilato due dita nella figa.
Claudie aveva emesso un gemito forte, sentendosi penetrata dopo molto tempo, ma il direttore aveva continuato a parlarle all'orecchio in modo sommesso ma secco, dicendole di non fermarsi e di lavorare. Mentre lei provava a concentrarsi sulle locandine, sentiva le mani di lui esplorarla dentro in modo sempre più insistente. Ora le due dita le andavano dentro e fuori e le toccavano il clitoride in modo ritmico, allargandola e aprendole le labbra. La sensazione era talmente forte che Claudie ormai non riusciva più a coordinarsi sulle locandine, e le sue mani ondeggiavano a mezz’aria, incerte se tornare al lavoro o massaggiarsi le tette cercando di amplificare la sensazioni erotiche.
Il direttore le aveva parlato ancora senza lasciarle tregua. “Ah, Claudie, vedo che non sei così motivata nel lavoro, vedo che preferisci toccarti le tette invece che finire il tuo compito. Sei proprio uno spirito libero... Lascia che ti aiuti.” E subito dopo averle detto questo, il direttore aveva preso da dietro a slacciarle la camicetta e in poche mosse gliela aveva abbassata, esponendo un reggiseno veramente gonfio. “Ora che ci penso sarà meglio fare un'ispezione completa, sai, è il tuo primo giorno e vogliamo essere sicuri di conoscerci sotto tutti i punti di vista.”
Claudie voleva rispondere, voleva partecipare a questo strano e inaspettato gioco, ma non riusciva a smettere di gemere e sospirare. Si sentiva gemere forte mentre la mano sapiente del direttore continuava a prenderla senza sosta nella figa. In un attimo lui si era staccato e le aveva slacciato il reggiseno da dietro, quasi strappandoglielo. Claudie aveva sollevato le braccia dal tavolo, lasciando cadere il reggiseno a terra, e il direttore da dietro le aveva tolto di mezzo gli slip. Ed ecco che Claudie era completamente nuda, piegata in avanti sulla scrivania, penetrata in figa dalle dita del direttore del teatro la sera del suo primo giorno di lavoro.
Claudie gemeva e sospirava godendo, mentre il direttore le parlava insistentemente all’orecchio con voce distaccata. A quel punto lui le aveva detto, “Voglio essere onesto con te. Devi sapere che qui non paghiamo gli straordinari a nessuno. Perciò se vuoi rimanere dopo gli orari regolari di lavoro dobbiamo essere sicuri che tu lo faccia per passione. È il tuo caso Claudie, lo fai per passione?” “Sì per passione, per passione” era riuscita solo a dire lei, sempre ansimando, trapanata in figa dalla sua mano con insistenza.
“Beh in questo caso,” aveva detto il direttore, “Questa passione dovrà essere premiata. E il miglior modo per farlo è che tu adesso appoggi le mani sulla scrivania e ti allunghi in avanti, bene così, spingendo fuori il culo verso di me, esattamente. Aprendo un po' le gambe. Apri le cosce, sì brava.” In pochi attimi Claudie aveva sentito da dietro la presenza del direttore che armeggiava sbottonandosi i pantaloni, e poco dopo aveva sentito la sagoma tozza e nodosa del suo cazzo duro avvicinarsi alle sue labbra fradice è già aperte.
Claudie si era assestata sulla scrivania sentendosi attanagliata da un misto di paura e eccitazione, ma ormai abbandonandosi a quella situazione incredibile che culminava un giorno ricco di emozioni per lei. Senza pensarci troppo aveva spinto in fuori il culo, nuda e piegata sul tavolo, e aveva lasciato che il direttore facesse quello che voleva di lei. E lui allora in un colpo solo le aveva infilato il cazzo dentro fino almeno metà. Claudie aveva quasi urlato. Lui le aveva lasciato prendere un solo respiro, e subito dopo le aveva spinto di nuovo, infilandole il cazzo dentro fino alla base delle palle.
Poi aveva iniziato a spingere avanti e indietro, mentre lei gemeva ad alta voce premuta sopra la locandine, riassestandosi con le braccia, spingendole via in modo disordinato. Il direttore la scopava da dietro con più forza, adesso che la sua figa si era adattata alla forma e allo spessore del suo cazzone, trapanandola in modo continuo. Quando lei aveva spinto di lato le locandine sulla scrivania nel mezzo della scopata, il direttore aveva colto l'occasione per dirle con voce rotta ma sferzante, “Attenzione Claudie, non hai ancora finito, ti toccherà rimetterle a posto.” Lei aveva risposto con un mezzo urlo mentre lui continuava a pomparle il cazzo in figa da dietro.
Il direttore aveva continuato a fotterla così per un po', poi le aveva messo le mani sulle spalle da dietro in piedi e le aveva tirate verso di sé, spingendola giù mentre la trapanava ancora più in profondità. Claudie, completamente aperta, si lasciava andare e urlava in modo ormai quasi incontrollato. Si sentiva presa in profondità e sommersa da un'ondata di sensazioni contrastanti, si sentiva calda e bagnata. Il direttore continuava a scoparla con forza. Claudie si era resa conto che non aveva mai scopato così prima, e che quella sensazione le stava veramente dando alla testa. Sentiva il piacere che dalla figa penetrata continuamente le scendeva già alla base delle cosce, e si irradiava al fondo della pancia preannunciando un orgasmo.
Il direttore dietro di lei adesso ansimava, parlandole ancora, incitandola con brevi frasi. “Brava, sì. Stai facendo un buon lavoro, continua così. Apriti completamente.” E mentre lui le parlava così, le gambe di Claudie avevano tremato, e lei con sua enorme sorpresa era venuta con forza, si era sentita urlare con una voce primordiale e aveva sentito una scossa forte nella figa, mentre spingeva la testa sul tavolo, schiacciata in mezzo alle locandine.
Il direttore aveva riso ad alta voce sentendola godere, continuando a scoparla con vigore, poi aveva aumentato ancora il ritmo e la pressione dei suoi colpi di cazzo. Dopo poco anche lui aveva esploso il suo orgasmo intenso direttamente nella figa di lei. Claudie si era sentita inondata da un rivolo di sperma caldissimo che le era entrato dentro, mentre lei a culo all'aria quasi non sentiva più niente, rapita dalle sensazioni lasciate dal suo orgasmo. Il direttore aveva affondato gli ultimi colpi, svuotandosi del tutto dentro di lei.
Poi in un attimo si era tirato fuori. Lei ora lo aveva guardato da sopra la spalla, piegata in avanti, sudata. “Tutto bene?” le aveva chiesto lui. “Sì” aveva detto lei un po' esitante e ancora incredula. Ma il direttore non era in vena di coccole. “Bene, perché in tutto questo vedo che non hai ancora finito il lavoro, e hai fatto un gran casino con le locandine. Mi aspetto che tu finisca stasera.” E intanto il direttore si stava già riallacciando i pantaloni, rimettendosi a posto la camicia. “Allora ti piace lavorare in teatro?” le aveva chiesto con un sorriso solo abbozzato. “Sì certo” aveva detto Claudie sorridendo, cercando di rimettersi a posto le mutandine e poi il resto dei vestiti, un po’ imbarazzata.
“Bene”, le aveva detto il direttore, sistemandosi ancora la camicia e prendendo la giacca. “Allora mi auguro che finirai presto il lavoro stasera, e poi ci vediamo domani. Vedrai che ti troverò qualcosa da fare.” E Claudie era rimasta di nuovo da sola nell'ufficio, con la camicetta ancora mezza aperta e senza reggiseno, con in mano i programmi e le locandine. Intanto il direttore a grandi passi si allontanava e usciva dalla stanza senza guardarla più.
Questa storia è stata scritta interamente da un essere umano. © OPHELIO PRODUCTIONS. Tutti i diritti riservati.
Questa era solo la prima sera di Claudie a teatro...
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