AYLEEN

La Solita Convention

Storia Scritta gratis di OPHELIO. Tempo di Lettura: circa 7 min.

In un mondo di meeting inutili e presentazioni noiose, un momento di passione intensa e proibita è l'unica cosa che sembra reale...

Ritratto del personaggio AYLEEN di Ophelio, a un evento di lavoro da sola
Ritratto del personaggio AYLEEN di Ophelio, a un evento di lavoro da sola

Non so voi, ma io proprio non mi diverto nel lavoro che faccio. Girare per queste fiere e convention di tecnologia a esplorare nuovi prodotti sembra una cosa figa, vista da fuori, ma poi ti ritrovi sempre in città noiosissime, circondato da gente che parla solo di lavoro e spesso di cose che nessuno capisce, cercando di promuovere i loro prodotti inutili che non servono a nessuno. Peggio ancora, ti ritrovi a passare le giornate in hotel tristissimi come questo, in cui il personale è vestito in camicia grigia e gli ospiti dell’evento anche, e il buffet è analcolico. È un incubo, fidatevi. Ah, e poi sono quasi sempre tutti uomini, secchioni che non vedono l’ora di avere la tua email per mandarti la loro newsletter sulle criptovalute. No grazie.

Pensavo appunto a tutto questo quando al buffet mi sono trovato fianco a fianco a questa mora vestita di nero. Sarà stata una delle 3-4 donne all’evento, ed era impegnata a scegliersi un piatto di verdure, anche piuttosto lentamente. Così l’avevo guardata da dietro un po’ di sottecchi, visto che sembrava carina, forse un paio d’anni più grande di me, sulla trentina, con i capelli neri corvini a caschetto e la pelle pallida. Sembrava sinuosa sotto i vestiti, ma non è che potessi stare a guardarla troppo lì dov’ero, non sono mica un maniaco, poi per quanto ne sapevo poteva pure essere la moglie di qualcuno lì all’evento.

Così quasi solo per passare il tempo mi ero sporto nella sua direzione al tavolo del buffet e le avevo detto, spero che riuscirai a scegliere le tue verdure entro le tre, perché dopo devo tornare all’evento. Lei si era girata verso di me, mi aveva guardato e aveva fatto un mezzo sorrisetto. Ora ho finito, mi aveva detto. Al che avevamo un po’ iniziato a parlare, visto che al buffet si mangiava su dei tavoli alti in piedi, e gran parte degli ospiti non si conoscevano ed erano soli, come sembrava anche lei. Mi chiamo Trev, le avevo detto. Ah bene, aveva sorriso lei, ma poi non mi aveva detto il suo nome, dicendomi sorridendo che di solito dava il suo contatto solo per ragioni professionali. Molto seria, avevo risposto io, giusto tenere separato il lavoro dal piacere. Lei mi aveva sorriso di nuovo in risposta. Mi ero presentato, io ero un promoter per un noto brand. Lei era un’esperta di intelligenza artificiale e linguaggio macchina. Ma soprattutto, da quello che vedevo standole di fronte, lei aveva sicuramente delle belle tette generose sotto il maglione nero e la sciarpa, e mi intrigava l’intensità con cui mi guardava con gli occhi neri mentre parlavamo. Non era sposata e non era con nessuno lì, aveva riso quando glielo avevo chiesto, in modo scherzoso ma che suonava probabilmente un po’ ingenuo. Io sono proprio un gran coglione a volte, rischio sempre di rovinare tutto.

Dopo un po’ si era fatta quasi ora per me di tornare all’evento, quindi le avevo detto che dovevo andare, avrei fatto un salto in camera prima, ma magari ci saremmo rivisti qui in serata. Lei mi aveva guardato e aveva risposto di sì, ma che ora sarebbe venuta su in ascensore anche lei, perché aveva ancora un po’ di tempo e voleva salire in camera sua. D’accordo, avevo detto all’ascensore. A che piano? Al secondo, aveva detto lei. Sto al secondo anch’io, avevo detto, non era un hotel molto grande. Ah bene, mi aveva detto lei guardandomi da abbastanza vicino nell’ascensore nel suo caschetto di capelli neri. Arrivati al piano avevamo camminato per un po’ nel corridoio, poi io in modo un po’ impacciato le avevo detto, beh io vado da questa parte. Ma lei mi aveva detto, io sto di qua, vieni, ti faccio vedere dove. E si era avviata avanti senza girarsi, mentre io la seguivo anche un po’ incerto su cosa fare adesso. Poi lei aveva aperto una porta in fondo, ed era entrata dentro. Lasciando la porta aperta dietro di sé... aspettando che entrassi.

Io finalmente dopo un attimo ero entrato, e la avevo trovata poco dopo la soglia appoggiata alla parete, che mi guardava con intenzione. A quel punto io avevo chiuso la porta dietro di me, e lentamente mi ero avvicinato a lei. Lei mi aveva detto, ho solo mezz’ora libera. Bene, avevo detto allora io, mettendole le mani sulle spalle morbide, togliendole la sciarpa mentre mi avvicinavo a baciarla. Avevamo iniziato a baciarci con voglia, aveva un buon sapore, mentre col mio corpo la spingevo contro la parete e con le mani le palpavo i fianchi e le cosce nei pantaloni neri di tessuto, per poi arrampicarmi con le mani fino al contorno delle tette rotonde. Lei -ma come si chiamava?- mi baciava liberamente con la lingua aggrappandomisi al collo, con passione e con urgenza. Mi piaceva la sua foga, e mi sentivo già il cazzo durissimo sotto i pantaloni. Un po’ sommariamente le avevo tolto il maglione nero, liberando un bel reggiseno che conteneva due tette veramente abbondanti, e mi ero messo a sbottonarle i pantaloni neri mentre lei si aggrappava alla mia camicia adesso e mi toccava il culo tirandomi a sé contro il muro.

Ci eravamo spogliati così a vicenda in fretta, le avevo abbassato i pantaloni scoprendole delle belle mutandine nere e poi mi ero velocemente quasi strappato via la camicia e i pantaloni. Rallentando per un momento, lei si era slacciata il reggipetto scoprendomi davanti le sue poppe belle tonde e grosse, che io avevo fissato e palpato lentamente, come ipnotizzato. Poi eravamo tornati a baciarci contro il muro, e appena tolte le mutandine e calati i boxer l’avevo appoggiata sul letto e da in piedi le avevo messo il cazzo all’entrata della figa, alzandole le gambe. Mi aveva incoraggiato dicendo vieni, vieni, così le ero entrato rapidamente dentro e dopo poco assestamento avevo iniziato a stantuffarle dentro con energia, mentre entrambi gemevamo apertamente.

La scopavo concentrato e la vedevo godere sotto di me, la sua faccia una smorfia di piacere, mentre le fissavo le tette gonfie e pallide, dai capezzoli marroncini, che rimbalzavano con i miei colpi di cazzo. Pian piano mi ero adagiato col corpo sopra di lei, sempre pompandole dentro con le anche, e lei mi aveva avvinghiato le gambe e i piedi nudi dietro alla schiena, per farsi penetrare in profondità. Dopo pochi minuti di questo movimento frenetico l’avevo sentita gemere e sospirare più forte, avevo spinto dentro di lei al massimo mentre con le gambe e le braccia mi si aggrappava stretta da sotto. Avevo sentito le pareti della sua figa ammorbidirsi e bagnarsi calde, e poi anch’io, incapace di trattenere oltre, le ero venuto dentro squassato da due o tre getti forti di sperma. Mi ero fermato, sentivo i nostri corpi che aderivano nudi, caldi e un po’ sudati.

Dopo pochissimo lei mi aveva fatto alzare, riprendendosi le mutandine da terra e facendomi un gesto verso la porta. Devo andare tra poco, aveva detto. Vieni a trovarmi stasera se vuoi. D’accordo, avevo detto io, ancora mezzo sfiatato. Mi chiamo Ayleen, aveva detto lei. Ah, piacere, Trev, avevo risposto.

E mi ero ritrovato nel corridoio ancora mezzo svestito. Come dicevo, a parte pochissime eccezioni, io proprio non mi diverto nel lavoro che faccio.

Questa storia è stata scritta interamente da un essere umano. © OPHELIO PRODUCTIONS. Tutti i diritti riservati.
Questa storia è disponibile anche in Edizione Illustrata.

Ti piace quello che hai letto? Questo è solo un assaggio.
La convention è finita, ma la fantasia no....
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